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American Academy in Rome

  • Poster Session

IMPORTAZIONI DALL'ITALIA ED ELEMENTI DI TRADIZIONE ITALICA NELLA CERAMICA ROMANA RINVENUTA NEGLI SCAVI URBANI EFFETTUATI NEL MICHAELERPLATZ A WIEN - ÖSTERREICH (1990/1991)

R. Chinelli, P. Donat, I. Pavic

Il Michaelerplatz, situato nel centro storico di Wien/Vienna (1. Bezirk), è una delle piazze più importanti della capitale austriaca. Su di essa si affacciano numerosi edifici storici, come la Michaelerkirche, il Looshaus e la facciata principale del palazzo imperiale (Hofburg).

L'area scavata insisteva, in età romana, su un importante incrocio stradale, dove s'incontravano la strada che correva lungo il limes e la strada per Scarbantia (Sopron), che attraversava anche il castrum militare di Vindobona, entrandovi per la porta decumana. Nel corso dell'indagine archeologica sono state messe in luce alcune strutture abitative e produttive d'età romana imperiale (tarda età flavia - seconda metà III sec. d.C.), relative ad un settore delle canabae legionis, posto nelle immediate vicinanze dell'accampamento romano. Si sono riconosciute tre fasi edilizie, la più antica con strutture in legno (Holzbauphase), le due successive con strutture in muratura (Steinbauphasen).

Nei livelli più antichi dello scavo e negli strati posteriori di livellamento sono stati rinvenuti sia materiali ceramici importati direttamente dall'Italia sia prodotti di manifatture locali, che hanno però conservato elementi formali di tradizione italica.

Nell'ambito della terra sigillata il 7,4% dei reperti va ascritto alle forme Consp. 39, 42 e 43 della terra sigillata tardo padana. Si tratta di una percentuale abbastanza consistente, una delle più rappresentative per Vindobona.

Il 12,35% delle pareti sottili appartiene al cosiddetto Fabrikat E della classificazione fatta da E. Schindler - Kaudelka, cioè alle produzioni di tazzine e coppette decorate a rotella e "alla barbotina", ricoperte da un rivestimento più o meno brillante e realizzate a cottura riducente, dapprima in vari ateliers dell'Italia settentrionale e poi, anche nelle officine di alcune città della Pannonia.

La cosiddetta pannonische Glanztonware, rivenuta nel Michaelerplatz, si data tra la fine del I e la fine del II sec. d.C. e comprende, per la maggior parte, ceramiche di produzione locale o regionale (Pannonia nordoccidentale) mentre solo una piccola percentuale va riferita alle produzioni della Pannonia orientale. Alcuni dei tipi individuati riprendono, dal punto di vista formale, piatti, coppe, scodelle e brocche della terra sigillata italica come, ad esempio, le forme Consp. 48, 34 e 26.

All'interno della ceramica comune, cotta in atmosfera ossidante, è stato possibile individuare un ridotto numero di forme ceramiche importate nel corso del I sec. d.C./inizi II sec. d.C. dalla penisola italica: brocche monoansate di piccole dimensioni, uno skyphos invetriato, forse alcuni vasetti ovoidi e piriformi e un probabile vaso a fruttiera. Si segnala inoltre la presenza di vernice rossa interna prodotta in area tirrenica. Tra i mortai, dove non sono attestati esemplari d'importazione, come è stato anche confermato dalle analisi archeometriche, si è notata una ripresa di alcune forme italiche nella produzione locale; tale ripresa sembrerebbe anche attestata nei vasetti ovoidi e piriformi.



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