LA
SIGILLATA ITALICA DA COSA
Maria
Teresa Marabini Moevs
Si riassumono qui
i dati salienti del volume della serie di Cosa, di prossima pubblicazione,
dedicato alla sigillata prodotta in Italia, per la maggior parte nell'area
nord-etrusca.
Nell'impossibilita' di includere in questo volume tutta l'enorme quantita'
di ceramica non decorata, l'indagine e' circoscritta nel volume al materiale
proveniente da livelli databili, concentrati in tre aree: arx, foro
e quartieri di abitazione. In contrasto alla cronologia tradizionale,
il passaggio dal nero al rosso e' gia' in atto a Cosa alla fine del
primo-inizio del secondo quarto del I secolo a.C., al momento cioe'
della distruzione e parziale abbandono della citta', verosimilmente
dovute ad un'incursione di pirati, prima del loro definitivo annientamento
nel 67 a.C.
Aspetti tecnici e morfologici legano questo materialedi transizione
alla precedente Campana B e alla seguente sigillata classica in una
linea evolutiva che scende dentro al terzo quarto del secolo, caratterizzata
da un progressivo miglioramento tecnico e dalla tendenza ad allontanarsi
dalle semplici e continue forme della Campana verso quelle salienti
e articolate dell'Arretina classica.
Frammenti di ESA, trovati sia pure in modesta quantita' negli stessi
contesti, testimoniano la fondamentale influenza di questa ceramica
nello sviluppo tecnico della sigillata italica. Nei successivi periodi,
augusteo, tiberiano e claudio-neroniano si nota una fondamentale concordanza
fra la cronologia delle forme presenti a Cosa e quella instaurata nel
Conspectus.
Alcuni frammenti decorati rinvenuti a Cosa, messi a con fronto con altri
simili nel Museo Archeologico di Arezzo, due recanti la firma di lavoranti
di Rasinius, inducono a rialzare di almeno un decennio la data tradizionale
del 30 a.C. per l'inizio dell'Arretina decorata. Sulla scelta dei primi
motivi decorativi sembra aver esercitato un forte influsso la ceramica
a rilievo di tradizione ellenistica in Etruria (Italo-Megarese).
A cominciare dagli anni Trenta la perfezione raggiunta dai primi vasai
arretini, ben documentata a Cosa, testimonia tecnicamente ancora l'influenza
della ESA, decorativamente, lo straordinario ampliarsi del repertorio
figurativo dovuto soprattutto ai modelli d'argenteria ellenistica, in
particolare alessandrina, affluiti in Italia dopo la vittoria di Azio.