Studio Systems

Yuri Ancarani, Richard Barnes (Borsista 2006), Anna Betbeze (Borsista 2014), Suzanne Bocanegra (Borsista 1992), Petra Cortright, Marcel Duchamp, Theaster Gates, Philip Guston (Borsista 1949, Residente 1971), Josephine Halvorson, Dawn Kasper, Bryony Roberts (attuale Borsista "Booth Family")

Considerato per molto tempo il luogo mitico della creazione artistica, lo studio ha subito una metamorfosi profonda negli ultimi cinquanta anni – nel periodo, cioè, in cui gli artisti hanno riconfigurato e diversificato i luoghi dove svolgere la propria attività. La pratica concettuale ha generato, sin dagli anni dei Readymade di Marcel Duchamp e di The Factory di Warhol, nuove forme e nuovi ambienti per la ricerca creativa che travalicavano spesso il limiti dello studio propriamente detto. Nel 1971, nel pieno vigore del Minimalismo, l’artista francese Daniel Buren fu il primo a criticare il doppio legame che caratterizza le opere d’arte prodotte in studio: rimanendo segregata nel regno privato dell’artista, l’opera rischia l’«oblio totale», mentre la sua rimozione da quella sfera la alienerebbe dalle sue origini. John Baldessari, in una lezione intitolata “Post Studio Art” presentata al CalArts nei primi anni Settanta, arrivò a predire la dismissione dello studio tradizionale. Nello stesso periodo, tuttavia, in dipinti come The Studio (1969), Philip Guston rivendicava lo studio come spazio centrale e necessario, pur nella sua inquietudine, per il suo progetto autoriflessivo e insieme epico allegorico. Questa mostra intende sondare alcune delle tensioni presenti nella pratica contemporanea sviluppata in studio, a partire da queste rispettive direttrici.

All’American Academy in Rome – dove Guston visse e lavorò in tre momenti importanti della sua carriera – lo studio, inteso come spazio architettonico progettato per il suo fine specifico, rimane un fulcro vitale per la fertile ricerca e per la produzione artistica. Quest’esposizione esplorerà lo status e le diverse interpretazioni dello studio in linea con le attuali modalità di creazione artistica, spesso meno dipendenti che in passato da un ambiente di lavoro chiaramente definito. Proprio mentre l’atelier sta perdendo il suo ruolo privilegiato di laboratorio esclusivo per la pratica artistica contemporanea a favore di reti più mobili, itineranti, digitali e globali, che cosa significa oggi operare in uno studio?

Questa mostra è programmata in significativa concomitanza con gli annuali Open Studios dell’Accademia, la giornata che offre al pubblico la possibilità di accedere liberamente agli studi situati nell’intero edificio McKim, Mead & White, dove si svolge la fervida attività dei Borsisti sui loro progetti correnti. L’esposizione presenterà i modi in cui lo studio è costruito, ridefinito e interrogato dall’arte più recente

La mostra è curata da Peter Benson Miller, Direttore Artistico dell’American Academy in Rome.

La mostra e il catalogo sono stati realizzati grazie alla Syde Hurdus Foundation.

EVENTI PER STUDIO SYSTEMS

Lettura
Peter Schjeldahl - The Critic as Artist: Updating Oscar Wilde
12 maggio 2016
ore 18,30, Sala Conferenze

Inaugurazione Mostra
Studio Systems
19 maggio 2016
ore 18,00-21,00, Galleria e Criptoportico

Conferenza
Theaster Gates - Un’orazione sugli edifici
19 maggio 2016
ore 18,00, Sala Conferenze

Performance
Dawn Kasper - Sul desiderio, ovvero IL METODO
26 maggio2016
ore 18,30, Galleria

Performance
Bryony Roberts - Corpo Estraneo
16 giugno 2016
18,00-20,00, TBA

ORARI STUDIO SYSTEMS:
giovedì, venerdì, sabato, 16,00-19,00
fino al 3 luglio 2016

I visitatori dell'American Academy in Rome sono pregati di mostrare un documento d'identità all'ingresso. Non è possibile accedere con bagagli o zaini di dimensioni superiori a cm 40 x 35 x 15. Non sono disponibili armadietti nè guardaroba. 

Event Type: 
Event Location: 
Event Date: 
Giovedì, Maggio 19, 2016 - da 18:00 a 21:00
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